Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare la legge sul fine vita approvata dal Consiglio regionale del Veneto circa due mesi fa. Il provvedimento è stato contestato dal Governo il 6 novembre 2026, aprendo un nuovo confronto sulla possibilità per le Regioni di disciplinare l’organizzazione sanitaria legata all’aiuto medico a morire.
La decisione è stata commentata a Padova da Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, intervenuto al Bo per una conferenza nell’ambito del Cicap Fest. La sua presenza in città ha offerto l’occasione per esprimere sostegno ad Alberto Stefani, presidente della Regione Veneto, e alla scelta dell’ente regionale di approvare una normativa sul tema.
Il nodo delle competenze
Secondo Cappato, il ricorso del Governo riporta al centro la questione delle competenze istituzionali. L’attivista sostiene che il Parlamento non affronti da anni il tema del fine vita e che, allo stesso tempo, si cerchi di impedire alle Regioni di intervenire su un ambito, quello dell’organizzazione della sanità, che a suo giudizio rientrerebbe nelle loro attribuzioni. La controversia dovrà ora essere esaminata dalla Corte costituzionale.
Cappato ha ribadito la propria posizione anche sui social, criticando sia chi contesta il ruolo regionale nell’organizzazione dell’aiuto medico alla morte volontaria, sia chi a livello nazionale non affronta la materia. Il tema resta quindi legato non soltanto al contenuto della legge veneta, ma anche al mancato intervento legislativo statale sul fine vita.
Le critiche dell’associazione Luca Coscioni
Pur sostenendo l’importanza di una regolamentazione regionale per l’accesso al fine vita, l’associazione Luca Coscioni non condivide integralmente il testo approvato in Veneto. Cappato ha indicato tre punti critici che, a suo avviso, potrebbero incidere sull’applicazione della procedura.
Il primo riguarda la previsione di un parere politico sull’accesso all’aiuto a morire, affidato a un organismo scelto dalla Giunta regionale per esprimere una valutazione etica. Il secondo concerne il ruolo del medico palliativista, al quale la norma attribuirebbe un peso maggiore rispetto agli altri specialisti: una scelta definita da Cappato inspiegabile e potenzialmente in grado di condizionare l’analisi della commissione sanitaria.
Il terzo elemento riguarda il coinvolgimento delle organizzazioni pro-vita all’interno della procedura. Per l’associazione, la loro presenza potrebbe esporre il malato a pressioni. Il Veneto è una delle cinque Regioni italiane citate da Cappato, insieme a Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna e Umbria, che hanno adottato una regolamentazione sull’accesso al fine vita.