Il sistema delle residenze per anziani non autosufficienti in Veneto è chiamato a una profonda revisione. A Padova, durante il convegno Dalle difficoltà alle opportunità: modelli e strategie per il futuro delle Rsa, la Fnp Cisl ha evidenziato le criticità legate alla distribuzione dei contributi regionali, all’aumento delle rette e alla sostenibilità delle strutture.
In regione gli ultra 65enni sono circa 1,2 milioni, pari al 24% della popolazione. Tra questi, 320mila persone hanno una perdita parziale o totale dell’autonomia, mentre gli ultraottantenni non autosufficienti sono 156mila. Secondo Giuliano Pizzo, segretario generale della Fnp Cisl Padova Rovigo, le case di riposo accolgono ormai soprattutto persone con gravi condizioni di non autosufficienza e si sono trasformate in presidi di cura intermedi.
Il divario nella distribuzione delle impegnative
La programmazione dei posti e delle impegnative di residenzialità spetta alla Regione. I posti letto autorizzati sono 32.600, mentre le impegnative destinate agli anziani non autosufficienti ammontano a 27.200. Restano quindi circa 5.400 posti, oltre il 16% del totale, affidati al libero mercato e privi di contributo regionale.
La distribuzione non è omogenea tra le province. In Polesine viene coperto con contributo regionale il 78,3% dei posti accreditati, contro l’89% di Belluno e l’80% di Padova, a fronte di una media regionale dell’84%. La Fnp sostiene l’iniziativa dei 15 centri servizi del Polesine, pubblici e privati, che hanno inviato una nota congiunta alla Regione e all’Ulss 5 chiedendo una revisione dei criteri, oggi basati su parametri storici ritenuti non più adeguati.
Un’altra difficoltà riguarda l’aumento delle rette, determinato dalla crescita dei costi di gestione e trasferito in larga parte sulle famiglie. I posti a libero mercato, nonostante le liste d’attesa, rischiano di rimanere vuoti perché molte persone non possono sostenere la spesa. Cisl, Spi Cgil e Uilp Uil hanno chiesto un confronto alle Rsa e indicano tra le priorità anche la riforma delle Ipab, considerate penalizzate rispetto alle strutture private sul piano fiscale.
Posti disponibili e nuovi modelli
In Veneto gli enti che gestiscono almeno una struttura sono 281: 113 pubblici, 128 del terzo settore e 40 profit. I posti letto complessivi per anziani non autosufficienti, tra autorizzati, accreditati e programmati nei Piani di zona, sono 36.712, ma quelli effettivamente operativi o occupati si fermano a 32.246. Restano così circa 4.500 posti dormienti, la cui mancata attivazione dovrà essere analizzata dalla Regione.
Al convegno sono state presentate esperienze diverse. Il consorzio Ciass, fondato dai Comuni di Ariano, Corbola e Taglio di Po, gestisce 195 posti letto e integra assistenza residenziale, domiciliare e sostegno ai caregiver. L’Ipab Configliachi di Padova dispone invece di 304 posti letto, 250 dei quali coperti da quota sanitaria, ma segnala difficoltà nel reclutamento di operatori sociosanitari e infermieri, anche per la maggiore attrattività dei contratti della sanità.
L’Oic ha illustrato un modello che comprende co-housing, servizi educativi, strutture sanitarie e spazi per la formazione. La proposta della Cisl punta a trasformare le Rsa in nodi della rete territoriale, collegandole a centri diurni, assistenza domiciliare e servizi sanitari. La segretaria regionale Stefania Botton ha annunciato una mappatura complessiva della situazione e un confronto con tutti gli attori il 20 novembre, con l’obiettivo di arrivare a una riforma capace di garantire opportunità più uniformi e maggiore sostenibilità per le famiglie.