Il reparto di Ostetricia del Policlinico Abano di Abano Terme è stato scelto come capofila italiano di uno studio internazionale dedicato a una nuova modalità di interpretazione della cardiotocografia durante il travaglio. La ricerca, promossa dall’Università degli Studi di Ferrara, coinvolge 15 ospedali distribuiti tra Nord, Centro e Sud Italia.
Il coordinamento delle attività e l’analisi dei dati sono affidati a Gianluca Straface, responsabile dell’Ostetricia della struttura veneta e principal investigator del progetto. Il Policlinico Abano è un presidio ospedaliero della Regione Veneto e fa parte del Gruppo Ospedaliero Leonardo.
Il confronto tra i due metodi
Lo studio, della durata di tre anni, prevede il reclutamento di 2.500 donne alla prima gravidanza. I ricercatori confronteranno l’interpretazione della cardiotocografia basata sulle linee guida attuali con un metodo definito fisiologico, che prende in esame lo stato di benessere o di stress del feto e la sua risposta durante il travaglio.
La cardiotocografia è un esame non invasivo che registra contemporaneamente il battito cardiaco fetale e le contrazioni uterine attraverso sensori applicati sull’addome della madre. Gli esiti delle due modalità saranno valutati considerando parametri neonatali, tra cui pH, punteggio di Apgar e ricorso alla terapia intensiva, oltre a quelli materni, come i tagli cesarei urgenti e l’utilizzo di ventosa o forcipe.
Secondo una recente meta-analisi Cochrane citata nel progetto, il monitoraggio intrapartum della frequenza cardiaca fetale non avrebbe dimostrato una riduzione di acidosi neonatale, encefalopatia, mortalità infantile o paralisi cerebrale, mentre risulterebbe associato a un aumento dei parti cesarei e operativi vaginali. Da qui nasce l’interesse per un approccio che, oltre a classificare il tracciato, cerchi di interpretare i segnali in relazione alla fisiologia fetale.
Formazione e applicazione clinica
Il tema è stato affrontato anche durante una masterclass sulla cardiotocografia ospitata il 10 ottobre dal Campus Alfa del Policlinico Abano. All’incontro hanno partecipato Straface e Austin Ugwumadu, esperto del St. George’s Hospital di Londra e supervisore dello studio, insieme a Vincenzo Zanardo, responsabile della Neonatologia, e Maria Sara Guendalini, ginecologa della struttura.
Il metodo fisiologico punta a distinguere, attraverso il tracciato, eventuali condizioni di sofferenza legate a una carenza di ossigeno da fasi di adattamento del feto. Le linee guida attuali si basano invece soprattutto sul riconoscimento di schemi classificati come normali, sospetti o patologici. I promotori della ricerca sottolineano che la lettura dei tracciati può presentare margini di variabilità soggettiva e che il nuovo studio servirà a verificare l’efficacia del metodo sugli esiti perinatali.
Straface ha spiegato che l’obiettivo è migliorare la comprensione della risposta cardiovascolare fetale durante il travaglio e sostenere decisioni cliniche tempestive e appropriate. Il confronto tra le due modalità, secondo i ricercatori, dovrebbe chiarire se determinati segnali indicano un effettivo scompenso o una fase transitoria di adattamento.