Riforma territoriale

Autonomia, via libera del Cdm alle intese con quattro Regioni

Il provvedimento riguarda protezione civile, professioni, pensioni integrative e servizi sanitari. Ora il passaggio parlamentare

Autonomia, via libera del Cdm alle intese con quattro Regioni

Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per gli Affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli, ha approvato in via definitiva gli schemi di intesa tra il Governo e Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria per l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. La deliberazione riguarda quattro ambiti: protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa, tutela della salute e coordinamento della finanza pubblica.

Il provvedimento prevede, in materia di protezione civile, la possibilità per il presidente della Regione di emanare ordinanze in deroga alle norme statali in caso di emergenze locali. L’esercizio di questo potere dovrà essere autorizzato dal Consiglio dei ministri e non potrà superare la durata massima di due anni. Per quanto riguarda le professioni, gli enti regionali potranno disciplinare attività intellettuali legate al territorio e riconoscere qualifiche professionali conseguite all’estero, senza intervenire sugli ordini professionali e sul settore sanitario.

Le competenze previste dagli accordi

Nel settore della previdenza complementare, le Regioni potranno promuovere fondi pensione locali e gestire la rappresentanza negoziale del personale pubblico. L’intesa assegna inoltre nuovi margini di intervento sulla tutela della salute: tra le facoltà indicate figurano la definizione di tariffe di rimborso differenziate, la gestione delle risorse per l’edilizia sanitaria, l’istituzione di fondi integrativi e la destinazione dei risparmi all’assunzione di personale sanitario.

Le misure dovranno essere applicate nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza e senza modificare il finanziamento nazionale. Per ciascuna intesa sarà istituita una commissione paritetica composta da rappresentanti dello Stato, della Regione e delle autonomie locali, incaricata di verificare annualmente la gestione finanziaria. Gli accordi avranno una durata di 10 anni e saranno rinnovati automaticamente, salvo disdetta comunicata con un preavviso di 12 mesi.

Il passaggio parlamentare e le reazioni

L’iter istituzionale non è ancora concluso. Dopo l’approvazione da parte del Governo, gli schemi dovranno passare alle Camere per l’approvazione finale, che dovrà avvenire a maggioranza assoluta. Il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi ha definito il via libera una missione compiuta e il mantenimento di una promessa fatta a milioni di cittadini, sostenendo che il percorso contribuirà a rendere l’Italia più forte ed efficiente.

Il senatore veronese della Lega Paolo Tosato, relatore dell’intesa per il Veneto e presidente della Commissione per l’attuazione del federalismo fiscale, ha parlato di un risultato concreto frutto di serietà istituzionale. Tosato ha elogiato la determinazione del governatore Alberto Stefani e il lavoro di Calderoli. Lo stesso ministro ha descritto la firma degli accordi come il coronamento di una battaglia storica della Lega, indicando nel voto parlamentare il passaggio conclusivo.

Stefani ha espresso soddisfazione per il provvedimento, sottolineando la possibilità di riavvicinare gli elettori alle istituzioni attraverso trasparenza e responsabilità. Il presidente del Consiglio regionale del Veneto Luca Zaia ha definito l’intesa un punto di partenza per ottenere ulteriori competenze e costruire un modello di efficienza territoriale.

Dalle opposizioni sono arrivate contestazioni nette. Il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Filiberto Zaratti ha accusato la maggioranza di aver pagato una cambiale politica per finalità propagandistiche e di aver avviato un mercanteggiamento sui diritti dei cittadini. Il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro ha annunciato un ricorso alla Corte costituzionale, denunciando il rischio di sottrarre medici, infermieri e risorse sanitarie alle regioni più deboli.

Dal Partito Democratico, Piero De Luca ha definito il passaggio in Consiglio dei ministri un baratto indecente a danno della coesione nazionale. Secondo il deputato, l’attuazione degli accordi potrebbe accentuare le differenze tra i territori nei servizi essenziali, a partire da sanità e scuola. Il Pd ha quindi annunciato un’opposizione ferma durante l’esame parlamentare.