La riorganizzazione della medicina generale nel territorio padovano apre un fronte di preoccupazione sul lavoro. La Cisl Fp Padova Rovigo lancia l’allarme sugli effetti della deliberazione della Giunta regionale 903/25, che prevede il passaggio dalle Medicine di Gruppo Integrate alle Aggregazioni Funzionali Territoriali, le Aft, entro il 31 dicembre 2026.
Secondo il sindacato, il cambiamento potrebbe mettere a rischio oltre 300 lavoratrici e lavoratori impiegati nelle strutture territoriali. Si tratta di personale di segreteria, accoglienza, supporto amministrativo e assistenza infermieristica, assunto attraverso appalti affidati a cooperative sociali e di servizi. Questi addetti contribuiscono a garantire l’apertura continuativa dei presidi e il funzionamento quotidiano degli ambulatori.
Il passaggio alle Aggregazioni Funzionali Territoriali
Nel bacino dell’Ulss 6 Euganea sono previste 25 Aft, ciascuna destinata a servire mediamente circa 30mila abitanti. Per ogni presidio viene stimata una presenza media di circa otto addetti delle cooperative. A preoccupare la Cisl Fp è il fatto che, in vista della scadenza, le cooperative operative starebbero ricevendo disdette contrattuali da parte dei medici delle Medicine di Gruppo Integrate.
Il sindacato teme che questa fase possa tradursi in una forte incertezza occupazionale e, con la ripartenza prevista dal 1° gennaio 2027, in un ricorso a contratti collettivi meno favorevoli. Il rischio indicato è quello di riduzioni degli orari e delle retribuzioni, con conseguenze sia per il personale sia per la continuità dei servizi rivolti alla popolazione.
Le richieste del sindacato
Andrea Ricci, segretario generale della Cisl Fp Padova Rovigo, sostiene che la riorganizzazione non debba avvenire a discapito dei lavoratori. Per il sindacato, il percorso verso le Aft collegate alle Case della Comunità è definito sul piano normativo, ma deve essere accompagnato da tutele per chi opera da tempo nella rete territoriale.
Franco Maisto, della Cisl Fp Padova Rovigo, sottolinea inoltre il ruolo del personale coinvolto, definito un punto di riferimento per l’accesso ai servizi da parte di anziani, persone fragili e cittadini. L’organizzazione chiede un confronto urgente con il presidente dell’Ordine dei medici di medicina generale e con i referenti delle centrali cooperative territoriali.
Tra le proposte figurano l’inserimento di clausole vincolanti di continuità occupazionale e reddituale per il personale delle cooperative e l’adozione di misure che evitino interruzioni nell’assistenza. L’obiettivo dichiarato è scongiurare licenziamenti e assicurare che il nuovo assetto possa partire mantenendo operativi i servizi territoriali.