Circa tremila studenti hanno partecipato alla manifestazione organizzata a Padova venerdì 16 ottobre. Il corteo, inserito in una mobilitazione che ha coinvolto anche altre città italiane, ha portato in piazza le richieste degli alunni su edilizia scolastica, diritto allo studio e trasporti pubblici.
Alla protesta hanno aderito studenti e rappresentanti degli istituti Cornaro, Tito Livio, Marchesi, Modigliani, Selvatico, Valle, Marconi e Bernardi di Padova, oltre ai giovani del Ferrari di Este e del Celio-Roccati di Rovigo. Il raduno è iniziato alle 8 in piazzale Stazione, da dove il corteo ha attraversato corso del Popolo, piazza Garibaldi e le principali piazze cittadine.
Il percorso fino alla Prefettura
La manifestazione si è conclusa in piazza Antenore, davanti alla Prefettura. Qui i partecipanti hanno sistemato alcune panche e organizzato un pranzo sociale. Sul selciato sono state inoltre tracciate con lettere bianche le parole Più soldi alle scuole, messaggio scelto per sintetizzare la richiesta di maggiori risorse per gli istituti.
Durante il corteo la città è stata sottoposta a un importante dispositivo di sicurezza, con una presenza massiccia delle forze dell’ordine e un elicottero in volo per tutta la durata dell’iniziativa. Le misure sono state adottate anche dopo le otto perquisizioni della Digos eseguite il giorno precedente nei confronti di altrettanti giovani padovani, indagati per istigazione a delinquere.
Secondo quanto emerso, gli indagati avrebbero pianificato di far esplodere petardi, incendiare cassonetti e portare persino una pistola durante il corteo. Nel corso della manifestazione non vengono riferiti episodi riconducibili a questi propositi.
Le richieste degli studenti veneti
Viola Carollo, coordinatrice regionale della Rete degli Studenti Medi del Veneto, ha denunciato le condizioni di molte strutture scolastiche. Secondo la rappresentante, diversi alunni frequentano edifici con tetti danneggiati, finestre rotte o non chiudibili, impianti non a norma, spazi insufficienti e servizi igienici inadeguati.
Carollo ha collegato il diritto allo studio anche alla qualità degli ambienti frequentati quotidianamente, sottolineando che spazi insalubri o poco sicuri non possono essere considerati normali. Tra le criticità indicate ci sono anche le temperature troppo alte durante l’estate e troppo basse in inverno, oltre alla mancanza, in alcuni casi, di aree esterne per la ricreazione.
La protesta ha riguardato anche la mobilità. La coordinatrice ha sostenuto che in Veneto l’accesso all’istruzione varia in base al luogo di residenza, alle condizioni economiche della famiglia e alla distanza dall’istituto. Nelle aree montane e interne, ha spiegato, gli studenti dipendono da corse, orari e abbonamenti, mentre un trasporto pubblico poco frequente e costoso limita la partecipazione alla vita scolastica ed extrascolastica.
Per la Rete degli Studenti Medi, garantire strutture sicure, servizi accessibili e opportunità per i giovani significa anche contrastare lo spopolamento e l’invecchiamento della regione. La richiesta rivolta alle istituzioni è quindi di considerare questi interventi non come una spesa secondaria, ma come condizioni necessarie per consentire ai giovani di restare e costruire il proprio futuro in Veneto.